M.V.M.

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22/1/98.


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ARCHEOLOGIA E COMPASSIONE

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN

El País e la Repubblica, 21 / 1 / 1998.


L'AVANA - Questa fila davanti a un'edicola erosa dall'aria salmastra che giunge dal mare, nonostante la penuria del periodo speciale, è dovuta alla voglia di comprare Trabajadores, il settimanale che riporta il testo completo dell'intervento di Fidel Castro sulla visita del Papa.
Non credo che la lettura delle parole codificate dalla stampa possa sostituire la complessità della lettura in diretta della combinazione di euforia, silenzi, gesti di cui si è servito Castro per trasformare Giovanni Paolo II in un compagno di crociata antineoliberale: Pietro l'Eremita e Riccardo Cuor di Leone. Il cardinale Ortega ha tentato nella conferenza stampa di riscattare il Papa dall'imbarazzante sospetto di complicità con la Teologia della Liberazione. Ma la curiosità sollevata dal sorprendente discorso del comandante diventa un'incontrollabile febbre che decodifica le interiora dell'animale sacrificato. Ed ecco quindi le file della cittadinanza interessata a ripassare le parole, quasi a esaminare una dopo l'altra le minute ossa delle due Speranze, quella laica e quella teologale.
Con il suo ritratto tanto positivo del Papa, Castro ha ratificato la propria abilità tatticista diventando anfitrione e arbitro, due ruoli che verranno consacrati dalla sua presenza alle due messe presumibilmente piú affollate, quella di Santiago e quella dell'Avana. Se a Santiago il Papa comparirà incorniciato dalla Madonna della Caridad del Cobre e da Castro, all'Avana il Che, Martí e Fidel officieranno insieme in un incontro simbolico che fisserà la memoria di una visita tanto aperta quanto il commiato, perché oggi, giorno dell'arrivo di Wojtyla, a Cuba si parla soprattutto del giorno che seguirà alla sua partenza.
L'Avana è piena di geometri accorsi con il metro in mano per misurare la redditività della visita papale, mentre da Miami la si comincia a guardare con diffidenza. Rinasce la divisione tra i sostenitori dell'embargo e i contrari al medesimo, divisi a loro volta i primi tra puristi della rivoluzione e della controrivoluzione, e i secondi tra umanitari e fautori del cambiamento mediante la scomparsa dell'assedio imperialista. Il Papa attraversa i cieli dell'embargo e per cinque giorni farà apparire Cuba sui migliori schermi televisivi, e persino nei migliori salotti dell'Impero. Marta Marnecker mi consegna alcune delle sue opere poste tra "I concetti elementari del materialismo storico" e i suoi testi inediti sulla panoramica dell'attuale —e pluralistica— sinistra latinoamericana. È direttrice di un ente culturale il cui nome è quasi una provocazione, "Memoria Popolare Latinoamericana", e intitola i suoi libri "Il sogno era possibile" e "Camminando si fa strada". Mentre all'Avana si danno da fare i cercatori d'oro e di petrolio, l'allieva cilena di Althusser che aveva spartito il protagonismo ideologico dei maggi fioriti con Poulantzas, Mao, Marcuse, Rimbaud, Foucault e il Che, sembra un'archeologa paziente intenta a fare il bilancio delle memorie e dei desideri della sinistra partendo dall'inventario dei fatti di coscienza che ancor oggi condizionano i suoi bisogni. Archeologia e compassione. Memoria e Solidarietà. La stessa riflessione di fondo a favore della gente, quei dimenticati abitanti delle città che fanno la fila per accedere alle parole intanto che i geometri misurano il suolo su cui camminano i cittadini per calcolare le dimensioni della fossa comune del Tempo.

(Traduzione di Hado Lyria)

(Copyright El País / la Repubblica)


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